Massimo Pellino (1900-1978): Le Radici di una Tradizione Artigianale

La storia di Domina Costruzioni Srl ha inizio con Massimo Pellino, un mastro muratore che ha saputo trasformare la sua passione per l’edilizia in un’arte. Nato nel 1900 e segnato dalle due guerre mondiali, Massimo rappresenta un esempio emblematico di dedizione e maestria. Utilizzando la pietra di tufo locale, si specializzò nella costruzione di grotte e nella realizzazione di dettagli architettonici inimitabili, come i caratteristici cornicioni tondi.

Le tecniche edilizie tradizionali che Massimo praticava erano radicate nella cultura locale e nelle metodologie antiche. Una delle tecniche utilizzate era l’opus incertum, che prevedeva l’impiego di pietre di forme irregolari, assemblate in modo da creare strutture robuste e durevoli. Questa metodica permetteva di utilizzare al meglio le risorse locali e di garantire una maggiore integrazione con l’ambiente circostante. Negli ultimi anni della sua carriera, colse l’opportunità offerta dalle cave di tufo emergenti e si dedicò alla creazione di forni a legna per pane e pizza, allargando così la sua carriera e la sua influenza nel settore edilizio.

Massimo Pellino non solo si distinse per l’uso del tufo e l’opus incertum, ma anche per una serie di altre tecniche edilizie tradizionali che riflettevano la cultura e le esigenze del suo tempo. Tra queste, vale la pena menzionare:

Muro a secco: Questa tecnica consiste nell’assemblare pietre senza l’uso di malta, creando strutture che sono sia estetiche che funzionali. I muri a secco sono particolarmente utili per le zone collinari, poiché permettono di gestire l’erosione del suolo e di creare terrazzamenti.

Intonaci decorativi: Massimo utilizzava anche tecniche di intonaco tradizionale che permettevano di rifinire le superfici esterne delle costruzioni. Questi intonaci non solo fornivano protezione dagli agenti atmosferici, ma venivano anche decorati con motivi e texture che esprimevano l’estetica locale.

Arcate e volte: La realizzazione di archi e volte in tufo rappresentava un’altra delle specialità di Pellino. Queste strutture non solo sostenevano il peso delle costruzioni, ma consentivano anche di creare spazi interni ampi e luminosi, rispondendo così alle necessità abitative del momento.

Finiture in legno: Non si limitava solo alla pietra; Massimo integrava anche elementi in legno, per esempio nei soffitti e nelle porte, utilizzando legno locale e metodi di lavorazione tradizionali come la giunzione a tenone e mortasa. Questo connubio tra pietra e legno conferiva un senso di calore e armonia alle sue opere.

Ristrutturazioni e recupero: Negli ultimi anni della sua carriera, Pellino si dedicò anche al recupero di edifici storici, applicando le sue tecniche per restituire loro l’autenticità originale. Questo approccio dimostrava non solo la sua abilità tecnica, ma anche un profondo rispetto per la storia e la cultura del luogo.

Queste tecniche non solo resero Pellino un maestro nel suo campo, ma contribuirono anche a preservare un patrimonio culturale e artigianale locale che continua a influenzare l’architettura contemporanea. La sua passione e la sua dedizione sono un esempio di come le tradizioni artigianali possano essere tramandate e reinventate nel tempo.